Gli Artisti
Luciano Zoppo è nato ad Iglesias il 20 aprile 1948: studi privati in campo pittorico e drammaturgico ad Iglesias, Roma e Napoli.Nel 2000 Ferrante organizza la terza mostra delle Memorie “Teatro/Cinema” presso l’associazione Miraggi Teatro Ivelise, grazie alla disponibilita’ dell’attrice I. Ghigne. Partecipa alla coll. “ Gatti alla Galleria il Canovaccio di Roma, grazie alla Direttrice della Galleria la Dr. Mara Albonetti.Il suo ardore pittorico lo porta su e giu’ per la sardegna dove le sue esposizioni artistiche sono di carattere itinerante. Dopo la Sardegna vive una parentesi a Genova dove lo studio in un carruggio vicino al porto e vi lavora come ritrattista. Approda a Milano nel 1968. Sono gli anni d’oro di Brera. Vi esplode il pop. In quest’ambiente Zoppo opera sia come mimo che come ritrattista specializzandosi nel campo litoserafico. Dopo alcuni anni a Cagliari, provato dalla vita raminga, sceglie Roma dove gia’ da anni lavora come pittrice la madre Consuelo Trombino ’76. Nello stesso anno partecipa al 2° premio Hotel Hilton di Roma.Poi sdoppia la sua anima prevalentemente pittorica a favore di quella drammaturgia. Inizia l’attivita’ di attore teatrale presso la compagnia d’avanguardia “Sidi bou Said” dell’attore Domino’ dando vita ad azioni teatrali simbolico-espressive, poi presso la compagnia napoletana di Silvio Condelli “Aulidea”. In quegli anni comincia il progetto pittorico delle memorie che si articola su tre fronti, quell’architettonico legato ai luoghi della sua vita; ritrattistica, composto di numerose figure incontrate nel suo cammino cinematografico con i vari personaggi conosciuti a Roma.Inizia inoltre il ciclo pittorico “ Il mercato” composto da un razzo di grandi dimensioni a tempera e dai disegni dei personaggi di quest’ultimo. Nell’ 83’ termina la collaborazione con l’attore Glauco Bonfiglio. Incontra Valeria D’Arbela: un sodalizio artistico che durera’ fino agli anni ’90 . Nel 1983 recita con l’Audelia a Vienna, Amburgo, Stoccolma e Copenaghen. Nel 1984 aderisce alle iniziative culturali e artistiche del Gruppo Espressivo di Base con Serena e Valeria D’Arbela i pittori Canciarelli e Di Bella, l’artista Cortigiani, il poeta Bruzzese ed altri. Nello stesso anno partecipa alla mostra “ l’Animale nell’Arte” a Palazzo Venezia (Roma).S’impegna come scenografo e pittore di scena a Roma nel film “Caligola” (84) di Tinto Brass e nello spettacolo “La Strega” di Pilar Castel, Teatro Club Coronari 45. realizza il sogno di interpretare un film come protagonista in “Arena” nella parte del Caravaggio per la B.B.C e finalmente c’+ l’incontro con Federico Fellini con il quale stringe amicizia. Appare nel suo film “l’Intervista”. Alla fine degli anni ’80 termina la sua carriera da attore dopo aver conosciuto Peter O’Toole, Malcom Mac Dowel, Marcello Mastroianni ed altri.Si iscrive a un corso di calcografia nazionale dove realizza numerose serigrafie e litografie sui temi delle memorie e dei Mostri. Parallelamente si riaggancia alla Sardegna ristabilendo i contatti con i suoi collezionisti e organizzando il proprio studio ad Iglesias, una palazzina a due piani sita al centro della Citta’ ristruttura un ultimo piano soppalcato, completo di camino, scale interne e arredi in legno in stile decisamente parigino. Con la chiusura del bar “Al Grottino” di Mario Agati si conclude un epoca ad Iglesias (1987).L’artista da inizio al progetto sui minatori e le miniere. Nel ’90 torna a Roma e trascorre più di un’estate a Castelfidardo, nelle Marche, realizzando una mostra all’aperto nel centro storico. L’attivita’ artistica in questi anni è febbrile. Comincia la serie dei “carboni”, realizza una scultura in gesso del filosofo Tommaso Campanella per il paese natio, Stilo. Così inventa altre sculture e mobili nella casa della sua collega ed amica D’Arbela. Aderisce ad iniziative pacifiste contro la guerra nel Golfo, da la sua attività per salvare gli animali, soprattutto cani e gatti.Scrive e realizza un libro di racconti “scritti feriali” che presenta alla casa editrice Firenze libri senza poi pubblicarlo. Organizza: la mostra degli artisti per la pace e vi espone al palazzo Ruspali di Nemi e al Centro Anziani di Testaccio a Roma. Realizza un pannello di grande formato ispirato a “Ladri di biciclette” di De Sica per l’omonimo ristorante, oggi esposto al circolo degli artisti, in via Casilina Vecchia, Roma.Nella metà degli anni ’90 mentre sta lavorando alla realizzazione di una mostra antologica “ Le memorie” abbandona la capitale come colto da un presentimento.Nel ’96 si ammala seriamente, riesce a riprendersi e termina la preparazione della mostra “ Le memorie” col progetto di tre grandi esposizioni: a Berlino, Roma, Iglesias. La sua è vita di girovago. Di questo maestro non rimangono segni scritti ma è presente nella memoria della sua terra ed è circondato nell’isola e nel continente. Ripercorrendo le sue tracce di artista vagabondo a Genova, Milano e Roma si trovano le sue opere. Provate ad andare al Baronato sette bellezze e parlate con Domino’ o all’Angolo di via Brera a Milano. Nel mondo di Luciano Zoppo i rapporti umani sono la memoria scritta e la miglior critica al suo esistere pittorico e umano. Espone a Roma: Le memorie/ Personaggi/ Architetture/ Teatro (3° sez. Esp. Sus).Hanno scritto di lui: Serena D’Arbela –videointervista-, Valeria D’Arbela – il paesaggio Italiano-, Dante Ferrante. Ha conosciuto e interagito col sen. Emilio Argirolfi. Pantaleo, critico ultime notizie.Tra il 1997 e 1999 partecipa a due mostre collettive: una a Ozieri, in occasione della festa del Santo patrono grazie al gallerista Bellini di Sassari, l’altra con l’associazione “Utopia” di F. Cordoba. Nel 1999 con l’amico Ferrante espone a Roma per due mostre personali dal titolo “ le Memorie: Architetture e Personaggi”.Nel mese di novembre espone tre nuovi olii e tre disegni con i premiati al V° premio Internazionale a Canova presso la galleria il Canovaccio.Alla fine del 1999 l’artista è di nuovo in difficolta’ (fisiche ed esistenziali), saltando cosi’ la mostra delle memorie in Sardegna, e anche le mostre antologiche in Germania in un chiostro di Eberswalde e allo Zonta bar di Berlino (organizzatre il fotgerd Lipkan).Sviluppa il suo innato talento artistico gia’ nel 1956 partecipando al gruppo Sardes di ritrattisti e caricaturisti. Dal 1961 al ’70 partecipa a numerose mostre ad Iglesias, Carbonia, Sassari. Nel ’61 è segnalato al 2° premio di pittura pro-loco d’Iglesias. Nel ’62 premio internazionale per la caricatura alla biblioteca di Iglesias, nel ’63 1° premio nazionale per la grafica, nel ’69 premio Regionale Carbonia per la caricatura. Nel ’70 partecipa ad una collettiva alla galleria Ars di Sassari con i pittori T. Canu, R. Branca, Meledina, C. Spada, Torrecau. Nel ’62 crea mostra permanente a Iglesias, sua citta’ natale presso il bar di Mario Agati, collezionista ed amico, dove le sue opere rimarranno esposte fino al 1987. Anche a Sassari nel periodo dal 1964 al 1988 espone in permanenza nel Ristorante da “Michele”, dove ha affrescato una parete.
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E’ sempre una bella donna Antonietta Trombino, nonostante gli anni che avanzano. Iglesiente D.o.c, nata nel 1932, è conosciuta con il nome d’arte di Consuelo. Pittrice da tutta una vita, questa passione per l’arte le è costata sacrifici e sforzi che metterebbero a dura prova la buona volontà della maggior parte delle persone. La signora Consuelo vanta quarantuno intensissimi anni di carriera artistica ma si sente ancora una ragazzina e tiene a precisare: “Il mio aspetto esteriore è solo una situazione temporanea che prima o poi passerà”.
Consuelo sorride quando le chiedo come sia iniziata la sua avventura. Dipingere è quasi una trance, un insieme di sensazioni intense in cui la sua formidabile personalità riesce ad esprimersi completamente. Sopra ogni cosa pennello, tela e colori sono un modo per sentire ancora vicina la madre. Fu lei, appassionata a sua volta di pittura e disegno, a trasmettere alla piccola Antonietta l’amore per l’arte e non le fece mai mancare il proprio sostegno. La madre seppe incoraggiare il suo innato talento a cominciare dai primi scarabocchi.
Quello che la signora Trombino considera la prima opera è un paesaggio composto quando aveva tredici anni: era il 1945. Il maresciallo Badoglio aveva appena firmato l’Armistizio conclusivo di quella che il Regime aveva considerato una guerra lampo. Il Dopoguerra non fu facile neanche per la famiglia della pittrice. Così, superato quello che ricorda come un periodo abbastanza negativo, negli anni ‘70 l’artista si trasferì a Roma e lì rimase per venticinque anni. Nella Capitale Antonietta diventa definitivamente Consuelo Trombino. Inizia la lunga collaborazione con il Centro Italiano Arte e Cultura (CIAC). Qui l’attento occhio dell’allora presidente coglie subito l’imprinting che la Corona d’Aragona ha lasciato nel vero DNA degli Iglesienti; scrive di lei: “Consuelo Trombino come Goya è madrilena d’elezione. Rivela la spietata compiutezza e la ferocia del vivere”. Infatti come Francisco Goya, l’artista Consuelo dipinge scene di vita vissuta reinterpretandole grazie al fantasioso uso di colori caldi, personaggi fantasiosi e grotteschi, mettendo in scena una singolarissima visione della vita. Miniere, luci e colori sembra quasi di toccarli, di venire coinvolti nella loro perpetua animazione: gli spettatori sono catapultati senza mezzi termini nella sua personale lettura del Mondo delle Meraviglie. Così fra il 1972 ed il 1976 la nostra “Alice” si presenta alle maggiori esposizioni e rassegne, facendosi notare, fin dall’esordio, aggiudicandosi il premio Freeworld 1972 della International Academy.
La signora Consuelo ha dato anima e corpo alla pittura, è palese. Con ordine e gelosia conserva ancora tutti i suoi molteplici attestati e le fotografie che la immortalano con tutta la vasta gamma di artisti compagni di emozioni e di un brillante percorso di vita: a lei sono sempre carissimi perchè ognuno la ha arricchita col suo personalissimo contributo. Con lo stesso affetto tiene ben a mente i viaggi in lungo e in largo per la Penisola, dietro all’allestimento delle mostre: Bari, Napoli, Venusa, Castel Fidano, Città di Leonessa sono solo alcuni dei luoghi che hanno ospitato i suoi capolavori. Cede alla malinconia quando racconta i tempi passati e vorrebbe tanto riviverli. Di aspetto un po’ naïf lo è sempre stata, i gonnelloni, le camicie col pizzo, i capelli raccolti con una crocchia sono una sua componente costante del suo stile e fanno di lei un personaggio singolare e senza età. I suoi 76 anni sembrano non pesarle affatto: quando inizia un nuovo quadro, afferra freneticamente il pennello e con la vivacità di una bambina mette in scena storie nuove e nuove vite.
Consuelo Trombino ha avuto fra i suoi ammiratori più entusiasti lo stesso presidente Sandro Pertini che, oltre ad aver visitato assiduamente le sue esposizioni, molto la sostenne in ogni iniziativa. Altro mecenate fu il cardinale Giuseppe Delton al quale ancora oggi è riconoscente. Ora che è tornata ad Iglesias e riassapora l’aria di casa, sua ispirazione sono gli ambienti e la vita cittadina. Amante degli animali non nutre molta fiducia nell’essere umano in genere, preferisce starsene in solitudine e sfogare tutto ciò che ha dentro nella pittura. La nostra pittrice è molto credente in Dio e dice che porterà con sé i pennelli dentro la tomba in modo tale da poter tingere anche il Paradiso dei suoi allegri colori.
Tratto da Eppur si muove “associazione culturale” Lunedi 28 luglio 2008
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